Terra di confine


Una risoluzione contro la colonizzazione israeliana nei territori palestinesi occupati sarà deposta dal Libano, portavoce dei paesi arabi al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

La Palestina intende affidarsi al mondo intero per bloccare la colonizzazione delle zone occupate dallo stato ebraico in seguito alla Guerra dei sei giorni, inclusa Gerusalemme Est, e lo farebbe, per una volta, nel modo più indicato in questi casi: attraverso l’uso dei cavi diplomatici, nella fattispecie durante il prossimo Consiglio delle Nazioni Unite.

Il famigerato testo in questione circola dal 21 Dicembre scorso e potrebbe essere votato nei prossimi giorni in quanto i Palestinesi, che godono dello status di osservatore nel Consiglio, sperano di approfittare del dibattito mensile riguardo alle questioni mediorientali per sottomettere la risoluzione al voto.

Il possibile inconveniente potrebbe venire dagli Stati Uniti, che assieme a Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, in quanto membro permanente dell’organizzazione gode di diritto di veto.

Per varie ragioni, in primis l’appoggio totale a Israele dall’inizio del conflitto, gli statunitensi si trovano in una posizione un tantino scomoda, ad un bivio, costretti a prendere una decisione in un senso o nell’altro.

Se un possibile avvicinamento con i paesi arabi potrebbe fare assai comodo a Washington, è pur vero che un ipotetico stop all’espansione ebraica nella West Bank e a Gerusalemme Est porterebbe a una crisi nelle relazioni, ottime, tra USA e Israele; oltre che a ostilità da parte del Congresso.

Agli occhi degli arabi un no sarebbe controproduttivo e remerebbe nella direzione opposta rispetto al raggiungimento di una possibile pace giusta, duratura e globale; gli israeliani, con la loro smania di accaparrarsi quello che in fin dei conti è solo un pezzo di terra in più, stanno letteralmente “uccidendo la pace in Medio Oriente”, secondo le stesse parole di Nawaf Salam, ambasciatore libanese alle Nazioni Unite.

Che continua: “l’amministrazione Obama non ha fatto altro che proporre una politica incentrata sul dialogo, ecco dunque che proponiamo loro la possibilità di un dialogo sulla base di questa risoluzione, alla quale siamo disposti ad apportare alcune modifiche.”

La risposta a quest’invito da parte degli americani per il momento non è stata di quelle che lasciano troppo sperare, ma non ci si aspettava niente di più; la Casa Bianca si è sempre opposta a tutte le risoluzioni condannanti Israele salvo sotto la presidenza Carter che definì illegali le colonie costruite dagli israeliani.

Sarebbe impossibile non etichettare come tali, dal momento che si ergono esattamente al confine tra i due paesi, esattamente al limite, tanto che un israeliano, aggirandosi in déshabillé per casa sua, certo non passerebbe inosservato al di la del muro. Cose da non credere.

Ebbene, ora gli Stati Uniti devono alzare la voce, farsi sentire da Netanyahou e chi lo sa, forse per quel famoso dialogo, ci sarà ancora un po’ di speranza.

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